L’importanza di leggere le fiabe

Di stoffa, galleggianti per il bagnetto, illustrati, di stoffa … i libri di fiabe raccontano di mondi magici, paralleli a quello reale, in cui i bambini sanno vedere cose che spesso gli adulti non sono neanche in grado di immaginare. Le fiabe stimolano la fantasia, creano legami sociali e condivisione di valori; è quindi importante che i genitori insegnino ai propri figli ad apprezzarle sin dalla tenera età, poiché avvicinarli alla lettura sin da piccini significa farne dei lettori appassionati da adulti! Ma in che modo? Semplicemente ritagliandosi degli spazi per vivere con il proprio bambino un’esperienza significativa, intima ed emozionante.

La lettura autonoma è importante, vero, ma quando la voce narrante è quella di un adulto, di  un genitore che legge per il proprio bambino, la magia della fiaba si compie in tutta la sua pienezza! La fiaba fornisce al bambino una sana risposta ai suoi  bisogni di stimolazione, relazione e scambio; costituisce quindi un ingrediente importantissimo per la sua crescita e per il suo sviluppo cognitivo, sociale ed emotivo.

È ormai assodato che i bambini nascono competenti ed equipaggiati per interagire: fin dalle prime ore di vita, mostrano una predilezione per i volti e le voci umane, ovvero sono programmati per comunicare, una comunicazione che nei primi mesi consiste soprattutto nell’ascolto e nell’incontro dello sguardo altrui, ma che da subito assolve funzioni importanti, non solo rispetto allo sviluppo del cervello e delle sue potenzialità cognitive, ma anche rispetto allo sviluppo del linguaggio, dell’empatia e della capacità di autoregolazione. Un recente studio della Standford University, ha messo a confronto bambini che vivono in condizioni di disagio sociale, ovvero esposti ad una media di 670 parole al giorno, con altri esposti a circa 12.000 parole al giorno, rilevando che i bimbi che nei primi mesi ascoltano un numero rilevante di parole, sanno poi identificarle più velocemente, sviluppano un vocabolario più ampio e apprendono più velocemente la capacità di lettura e scrittura.  Non solo, da un ulteriore ricerca sulle differenze di apprendimento, emerge che la lettura ad alta voce delle fiabe, cosi come la ripetizione delle filastrocche, ha effetti positivi sulle capacità cognitive e di linguaggio e favorisce l’apprendimento scolastico, ovvero mette il bambino in una condizione di vantaggio per i 6-7 anni successivi.  Jonathan Gottschall, ricercatore del Washington & Jefferson College (Usa), afferma che gli umani sono programmati per lo storytelling, ovvero per raccontare ed ascoltare storie.

Ne consegue che semplicemente attraverso la parola, i genitori possono fare molto per stimolare lo sviluppo verbale del proprio bambino.

Fin dalla nascita, tra la mamma  e il bambino si nota uno scambio spontaneo: la mamma parla, il bambino la guarda e l’ascolta e la mamma parla di nuovo. Dal secondo mese, il bambino comincia ad essere ancora più attivo, sorridendo, cercando un contatto oculare, rispondendo alle vocalizzazioni della mamma e cercando di prevederne le reazioni. È a quest’età che si gettano le basi del ritmo conversazionale: mediante il baby talk, linguaggio semplificato e ripetitivo che l’adulto utilizza istintivamente per comunicare con il piccolo (caratterizzato da un’accentuazione delle vocali e delle espressioni del viso), il genitore insegna al bambino ad autoregolarsi, facilitandolo nella comprensione, non tanto del significato delle parole, quanto della loro tonalità emotiva.

Lettura di una Fiaba alla Biblioteca Comunale - Dolianova - 15 Dicembre 2014 - ParteollaClickA sei mesi, il cervello dei bebè si sintonizza sul linguaggio umano ed è perciò il momento giusto per cominciare a proporgli le prime fiabe; ma già durante la gravidanza è possibile anticiparsi con dolci ninne nanne e canzoncine! Diversi studi dimostrano che la voce della mamma contribuisce a sviluppare le abilità comunicative del piccolo, il quale impara a riconoscere le emozioni che prova attraverso l’interpretazione materna.                         

Da una ricerca condotta su neonati di 5 giorni, muniti di elettrodi e monitorati durante l’ascolto di una fiaba, emerge infatti che l’ascolto di una fiaba registrata, non produce nel cervello dei piccoli alcuna reazione a livello cerebrale; al contrario, la favola raccontata dalla voce della propria mamma, attiva, a livello cerebrale, l’area preposta all’elaborazione delle emozioni. Ciò significa che la fiaba, non è solo uno strumento che favorisce l’acquisizione del linguaggio, ma di per sé costituisce un momento speciale di condivisione profonda, di intimità, di calore e di piacere, tanto per il bambino quanto per il genitore. La relazione costituisce infatti il valore aggiunto della lettura!

Margot Sunderland, insegnante e psicoterapeuta, sostiene che le fiabe funzionino benissimo per far parlare i bambini delle proprie emozioni. La scrittrice afferma che parlare attraverso una storia, o mettere in scena ciò che si vuole dire mediante personaggi di pura fantasia, significa usare il linguaggio dell’immaginazione, un linguaggio naturale, più semplice del linguaggio di tutti i giorni, troppo razionale e inadatto ad esprimere quello che il bambino prova. La fiaba parla il linguaggio delle emozioni più profonde, racconta le nostre paure, le nostre fragilità e la prevedibilità delle sue parole, per i bambini in particolare, è fonte di sicurezza; questo è il motivo per cui i piccoli spesso ci chiedono di raccontare più volte la stessa fiaba. 54fb03_8909bcfd2f0947d6955b4081c1c426f1“C’era una volta” è la formula magica che garantisce che la storia non sia mai accaduta, non stia accadendo, non accadrà. Ciò permette alla metafora racchiusa nella fiaba, di agire con “leggerezza”, permettendo al bambino di essere più sereno e di fantasticare giocando con i temi della propria realtà psichica (amore, paura, tristezza, morte), fino alla conclusione del “e vissero felici e contenti”, che con la sua “funzione riparatrice”, è funzionale al suo sviluppo emotivo.

Dopo una delusione o frustrazione subita dal bambino, un fiaba “in tema”, potrebbe essere di aiuto, mediante la sua funzione “riparatrice”.  Un genitore attento troverà il modo giusto di raccontarla, cogliendo le reazioni del proprio bambino e adeguandovi la narrazione, nel tono di voce, nel ritmo o nella scelta delle parole. In molti casi, quindi la fiaba costituisce la via maestra per entrare in contatto con il mondo emotivo dei propri figli, soprattutto al giorno d’oggi, in cui, data la frenesia in cui siamo immersi, sono sempre più rare le occasioni di incontro e di condivisione genitore-bambino.

La fiaba dunque sembra avere fondamentalmente due importanti valori: uno educativo e uno terapeutico. Il primo è legato allo sviluppo intellettivo, poiché oltre a favorire l’acquisizione delle abilità linguistiche, l’attenzione e l’ascolto, la fiaba avvia il bambino alla conoscenza del mondo, consentendogli di avvicinarsi alla realtà senza sbilanciarsi troppo; il secondo perché attraverso l’osservazione creativa della realtà il bambino sperimenta una vasta gamma di emozioni, mantenendo da esse la giusta distanza.

 A questo punto … non mi resta  che augurare a tutti i genitori e ai loro bambini …

”BUONA FIABA”!!!!

Scritto dalla Dott.ssa Sara Belli per Benessere4u

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